Storia di Benevento

Storia di Benevento

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L’eccezionale posizione geografica del sito in cui sorge la città di Benevento, crocevia di passaggio tra il versante tirrenico e quello ionico, ha sicuramente favorito l’insediamento stanziale dell’uomo fin dai tempi più antichi. L’ubicazione tra i navigabili fiumi Calore e Sabato, oltre a garantire il costante approvvigionamento d’acqua, ha assicurato la dislocazione dell’insediamento lungo importanti vie di comunicazione. Nella zona del centro storico sono numerose le testimonianze archeologiche che vanno dal Neolitico fino all’età del ferro. In età sannitica il territorio beneventano diventa sede di uno dei centri più importanti del Sannio irpino, identificabile con l’insediamento che, verso la fine del IV secolo a.C. batte moneta con legenda MALIES. A seguito dei rapporti instaurati da Roma con le aristocrazie locali, a partire dalla seconda metà del IV sec. a.C. si registra un processo di strutturazione dell’insediamento in senso urbano, tale processo culmina, nel 268 a.C., con la fondazione della colonia latina denominata Beneventum.
Con un salto di 200 anni, dopo il 568 data di arrivo dei Longobardi in Italia, fu creato il ducato meridionale di Benevento, consolidando nel meridione una presenza germanica che aveva già acquisito in passato un peso politico. L’abitato longobardo occupò un’area più ristretta rispetto alla città romana, determinando l’abbandono di alcune zone dell’attuale centro storico. Nell’VIII secolo la città conobbe un forte impulso edilizio ad opera del duca Arechi II.
Nel 1077 inizia ufficialmente la dominazione pontificia. Il governo della città viene affidato a due rettori, scelti dai notabili in seno al gruppo dei maggiorenti di corte, previa approvazione papale. Con il pontificato di Innocenzo III il potere della Santa Sede raggiunge l’apice. Questo lo si evince dagli Statuti cittadini del 1202, nei quali “l’ispirazione ierocratica e monocratica ha il sopravvento sulla ispirazione popolare”. Gli statuti mirano al consolidamento del potere pontificio e si propongono di devitalizzare qualsiasi movimento democratico e di imbalsamare le istituzioni in modo che non diventino strumenti di manovre anti-pontificie. Significativo a tal fine è sia l’uso della lingua, un latino aulico e ricercato, e sia il lungo procedimento di stesura e di approvazione che si risolse solo nel 1230 quando papa Gregorio IX li ratificò. Nel 1686, con la nomina alla cattedra diocesana di Vincenzo Maria Orsini, Benevento conosce un nuovo periodo di equilibrio e di serenità. Orsini è insonne, instancabile, irresistibile, egli mette a soqquadro la diocesi, svegliando i dormienti, stimolando i pigri, riscaldando i tiepidi. Da buon domenicano ripudia il fasto barocco e gli ornamenti pomposi, riforma la liturgia, i canti, i riti, la catechesi.
Nel 1798 Ferdinando IV di Borbone, re di Napoli, preoccupato dall’occupazione di Roma da parte delle truppe napoleoniche, decise di prendere Benevento prima che nascesse anche lì un governo filofrancese, pericoloso per la stabilità del dominio borbonico. Effettuata l’operazione, tentò lo scontro con la Repubblica Romana, ma dovette presto arrendersi; con l’armistizio di Sparanise, lasciò Benevento e Capua ai francesi.
Con il Congresso di Vienna(1815), nella seduta del 4 giugno, a norma dell’articolo 103 si stabilì che Benevento fosse restituita alla Santa Sede.
Il 3 settembre 1860, ancora prima che Garibaldi giungesse a Napoli, si ebbe una singolare “rivoluzione”, nel 1861 si costituì la provincia di Benevento, prima nel regno d’Italia.

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