Complesso Monumentale Santa Sofia Benevento, patrimonio Unesco

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La chiesa di Santa Sofia fu fondata dal duca Arechi II subito dopo la sua elezione, avvenuta nel 758 d.C., con la funzione di tempio nazionale e santuario della gente longobarda.

Il tempio, emblema della religiosità longobarda, accolse nel 768 le reliquie di San Mercurio e poi quelle di trentuno santi martiri e confessori, mentre nel 774 venne consacrato alla Divina Sapienza di Cristo (Αγίαν ΣοΦίαν) a somiglianza della basilica omonima giustinianea di Costantinopoli.
La chiesa di Santa Sofia, nella singolarità della forma a stella, si presenta come un elaborato originalissimo, il prodotto dell’incontro fra tradizione romano-ellenistica e bizantina e di quella tendenza  alla sperimentazione propria della cultura longobarda.
L’edificio interno è di dimensioni piuttosto modeste, circa 23,50 metri, con uno schema a pianta centrale di influenza bizantina, dinamicamente interpretato con una serie di innovazioni tese al continuo mutare della spazialità interna in relazione con il variare dei punti di vista. Lo spazio interno, infatti, è scandito da colonne e pilastri disposti a formare un esagono ed un decagono concentrici, andando così a formare due ambulacri.
Le colonne, probabilmente provenienti dal tempio di Iside, reimpiegano capitelli di età classica, usati rovesciati anche per le basi.
L’interno della chiesa doveva essere completamente affrescato, come dimostrano i frammenti tuttora visibili.  Gli affreschi nelle due absidi minori rappresentano uno dei documenti più importanti delle opere d’arte longobarde in Italia Meridionale e testimonianza più alta della pittura beneventana. Il ciclo originario doveva essere incentrato su episodi della vita di Cristo e, più precisamente, sull’incarnazione e sull’infanzia.

Nell’absidiola nord è raffigurato l’Annuncio a Zaccaria, padre di San Giovanni Battista.
La scena è divisa in due momenti: a sinistra l’arcangelo Gabriele annuncia la futura paternità a Zaccaria, di cui si scorge solo la parte del ricco mantello.  Nella scena a destra, Zaccaria, reso muto dall’angelo per la sua incredulità, mostra di aver perso la parola.
Le vesti di Zaccaria rispondono perfettamente alla descrizione del vangelo di Luca, così come le scene a sinistra.

Nell’absidiola sud sono rappresentati gli episodi dell’Annunciazione e Visitazione.
Originale è la scena della Visitazione, dalla forte interpretazione affettuosa e realistica. Ferdinando Bologna ha datato il ciclo sofiano entro il primo decennio del ducato di Arechi II.
Alla chiesa fu annesso un cenobio femminile affidato alla badessa Gariperga, sorella di Arechi, oggi sede del Museo del Sannio. Il chiostro del monastero, ricostruito in età romanica, è a pianta quadrangolare. Il portico è costituito da 15 quadrifore più una trifora falcata da un grande arcone cieco. L’ambulacro  a crociere ribassate, un tempo decorato con affreschi. La tipologia degli archetti delle quadrifore a sesto oltrepassato deriva dalla cultura ibero-islamica, penetrata nel beneventano a seguito dell’invasione normanna. Le sculture dei capitelli mostrano una rielaborazione del repertorio classico e tardo-antico in epoca medioevale.
L’iscrizione inserita nella parte mediana di una colonnina ha consentito di individuare il committente del chiostro, l’abate Giovanni IV e di fissare la realizzazione dell’opera tra il 1159 ed il 1182.
Il complesso monumentale di Santa Sofia è iscritto dal giugno 2011 alla lista dei patrimoni dell’Umanità dell’UNESCO.

 

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