Benevento la città delle Streghe: la Zoccolara, le Janare e la Manolonga

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Abitando i longobardi in una zona distante dal nucleo cittadino, stimolarono la fantasia dei beneventani e nacquero molte leggende.

Quando i Longobardi giunsero a Benevento erano pagani ed adoratori del dio Wotan (Odino). Ed essendo un popolo guerriero, avevano l’abitudine di riunirsi sotto un albero di noce ai cui rami appendevano pelli di montone che colpivano con lance e frecce mentre cavalcavano i loro destrieri al contrario fino a ridurre le pelli dei montoni appesi in minuti pezzi, che mangiavano nella convinzione di assumere la forza del montone stesso. Assistevano a tali riti anche le donne longobarde che spesso urlavano e li incitavano.

Come racconta nel 1600 il medico beneventano Pietro Piperno, quando l’imperatore d’Oriente, Costante, nel 663 minacciò il ducato di Benevento, il duca longobardo Romualdo accettò l’invito del vescovo di Benevento, Barbato, a convertirsi al Cristianesimo. In cambio, avrebbe avuto l’appoggio della chiesa per sconfiggere i bizantini. Barbato convertì al cristianesimo i Longobardi di Benevento e pretese di tagliare l’albero del noce, simbolo del dio pagano e dall’albero uscì una vipera simbolo del demonio.

Anche dopo che l’albero fu tagliato, i Longobardi continuarono a riunirsi con donne e fuochi nelle campagne presso le mura della città. Ovviamente nelle notti buie risplendevano solo le fiamme, e le ombre assumevano contorni oscuri e contorti.

Dalle mura della città lo spettacolo era guardato dai cittadini spaventati e la loro fantasia li portò a scambiare gli uomini per demoni e le donne per streghe.

Quando la fantasia delle persone supera la realtà, ecco che nascono le leggende e le superstizioni e per questo motivo fu tramandata nel corso dei secoli la leggenda delle streghe.

 

Tre erano le tipologie di streghe beneventane: la Zoccolara, la Janara e la Manolonga.

 

Il Triggio è proprio la terra della ZOCCOLARA, una donna misteriosa che di notte corre per le strade strette facendo gran rumore con i suoi zoccoli e inseguendo alle spalle i passanti solitari; ma nessuno l’ha mai vista.

 

Chi erano le JANARE? Mio nonno mi raccontava che erano destinate a diventare Streghe le donne nate la notte di Natale a mezzanotte e che da grandi non avevano ricevuto bene il sacramento della cresima (se il sacerdote non recitava bene tutte le parole della liturgia). Le Janare erano uguali alle altre donne di giorno, ma di notte usavano un unguento magico che gli permetteva di diventare incorporee e spiccare il volo a cavallo di una scopa. Le notti che preferivano per volare erano le notti di tempesta. E mentre volavano pronunciavano spesso la formula magica

«Unguento unguento

portami al noce di Benevento

sopra l’acqua e sopra il vento

e sopra ogni altro maltempo».

Prima di andare a seminare il terrore in giro per la città dovevano riunirsi per celebrare il Sabba, ovvero riti demoniaci: banchetti, danze, orge con spiriti e demoni in forma di gatti o caproni attorno al noce magico risorto nei pressi di Benevento.

Dopo il Sabba, le streghe seminavano l’orrore nelle città.

Le JANARE, grazie al fatto che usavano l’unguento che le rendeva simili a spiriti, entravano nelle case passando sotto le porte (infatti il nome Janara deriva anche dal latino janua_ porta). Perché la Janara andava a casa delle persone mentre queste dormivano? Erano mandate dalle persone che volevano vendicarsi di una cattiva azione ricevuta.Una volta nel buio si si posavano sullo stomaco della persona che dormiva e questa restava bloccatacon un peso sullo stomaco che gli impediva di respirare bene. Visitavano la vittima per tre notti di seguito.

Per evitare di farle entrare, si era soliti lasciare una scopa o del sale sull’uscio: la strega, che era molto curiosa, avrebbe perso del tempo a contare tutti i fili della scopa o i grani di sale prima poter entrare, ma nel frattempo sarebbe giunto il giorno e sarebbe stata costretta ad andarsene. Oppure, se vi capita di vedere una Janara. Che fare? Bisogna mantenere il sangue freddo. Se è a portata di mano e siete abbastanza svelti e forti dovrete afferrarla forte forte per i capelli. La maliarda, beffarda, cercherà di confondervi e vi chiederà: “Che so’?”. Rispondetele subito: “So’ crine!”, perderà la coltre infernale di potere.

Si temevano anche alcuni dispetti più “innocenti”, per esempio le Janare potevano anche far ritrovare di mattina i cavalli o i buoi nelle stalle con la criniera intrecciata, sudati e stanchi. Le streghe li cavalcavano tutta la notte e li facevano stancare per evitare di farli lavorare di giorno.

In alcuni piccoli paesini campani, tra gli anziani circolano ancora voci secondo cui le streghe di Benevento, di notte, rapivano i neonati dalle culle per passarseli tra loro, gettandoli sul fuoco, e, terminato il gioco, li riportavano lì dove li avevano presi.

 

MANOLONGA (Maria a Longa): Era una donna che era morta dopo essere caduta in pozzo. E a sua volta tirava giù chi si sporgeva troppo dai pozzi, dai balconi o dalle finestre. Questa figura nasce come storia per tenere lontani i bambini da luoghi pericolosi come appunto pozzi e cisterne.

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